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Restauro Progetto Brunella

Approfondimenti sul restauro

Le ossa di “Brunella” sono state prelevate insieme a blocchi di sedimento e per quasi dieci anni sono rimaste chiuse dentro camicie di gesso rinforzate da ferri e tavole di legno. L’apertura delle camicie di gesso ha mostrato la presenza di fratture nei blocchi e nelle ossa; queste fratture sono state causate dalle variazioni ambientali naturali (temperatura e umidità) che si sono susseguite in tutto questo tempo. Le ossa fossili, rimaste inglobate nel sedimento per diversi milioni di anni, si sono ritrovate infatti in un ambiente nuovo caratterizzato da continui cambiamenti e, per questo motivo, hanno iniziato a deteriorarsi. Come si vede dal video dell’apertura della cassa contenente il ramo mandibolare destro, le fratture vengono monitorate, identificate e gestite in modo da bloccarne la propagazione salvando così le ossa fossili.

Le operazioni di restauro prevedono la messa in luce della superficie dell’osso e del letto di conchiglie su cui questo poggia e l’applicazione di un apposito consolidante. A questo scopo si utilizzano prodotti chimici che facilitano la rimozione di sedimento e si impiegano strumenti di precisione come specilli, che permettono di agire sul sedimento senza danneggiare l’osso o le conchiglie. Una volta che le strutture anatomiche dello scheletro siano state completamente evidenziate e messe in luce, si applica il consolidante che penetra all’interno del fossile rendendolo saldo e resistente ai cambiamenti di temperatura e umidità.

Il sedimento che viene tolto durante queste operazioni non viene gettato via ma è setacciato con cura dopo attenti lavaggi allo scopo di eliminare le componenti sabbiose e argillose per consentire la ricerca di microfossili come nannoplankton calcareo, foraminiferi, resti di pesci e di invertebrati quali molluschi e ricci di mare.